Ci pensi, ti sfoghi, fai di tutto. Allora perché non cambia niente?
Respons-Abilità: la differenza tra chi reagisce e chi risponde — prima di tutto a se stessa.

Pensare a tutto non è responsabilità. E sfogarti con le amiche non è sfogo — è danno.
Parliamoci chiaro.
Pensare a tutto non è responsabilità — ecco cosa lo è davvero
Mediamente l'essere umano è convinto di assumersi la responsabilità pensando a una determinata situazione. Crede che mettendo l'attenzione su quel tema, su quella dinamica se ne stia assumendo la responsabilità. Questo è quello che crede ma prima di spiegare cos'è, voglio anche far notare l'interpretazione disfunzionale interna che abbiamo, a livello culturale collettivo, rispetto a questo tema. Interpretiamo il senso di responsabilità come il doversi far carico e quindi crediamo di essere responsabili quando PENSIAMO a tutto noi.
Innanzitutto respon-abilità è un'abilità, appartiene alla sfera del FARE, per cui finché restiamo nella sfera del pensare non si può dire che ci stiamo effettivamente assumendo la responsabilità. Con questo non voglio dire che non dobbiamo prenderci il tempo utile per riflettere su una situazione, ma è fondamentale non cadere nel tranello del "Siccome sto pensando a tutto io, allora mi sto assumendo la responsabilità."
Prova a chiederti:
- In che modo mi sto assumendo la responsabilità?
- Cosa sto facendo nello specifico?
- Da quali fatti posso notare che mi sto assumendo la responsabilità?
- C'è qualche attività che posso delegare?
Altre volte possono esserci persone che si accollano fin troppi compiti, fin troppe attività — e anche quella è una mancata responsabilità! Potrebbe venire da chiedermi: In che senso, Vale? Mi hai appena spiegato che la responsabilità è tale nel momento in cui si passa all'azione, ed ora mi dici che chi fa tanto potrebbe comunque mancarci?
La responsabilità è la capacità di rispondere. Rispondere a cosa? Se il mio corpo mi sta informando che mi sto sovraccaricando di troppi compiti e il sistema sta andando in sovraccarico, non mi sto assumendo la responsabilità del mio equilibrio psico-emotivo e fisico. Anche in questo caso ho mancato in un'azione funzionale a facilitare il mio benessere.
So che non è semplice percepire come stai agendo, ad oggi, la tua responsabilità — richiede un livello di consapevolezza operativa-pratica da allenare, ma che darà i suoi frutti.
Sfogarti con le amiche non ti aiuta — ti fa del male
Mi trovo spesso a sentire "Cosa fa di male la mia amica se si sfoga con me?" Dopo che il mio corpo sobbalza indignato da quello che le orecchie hanno appena colto, spiego che fa del male a se stessa e a chi sta ascoltando, per cui non c'è alcun buon motivo di sfogarsi con le amiche. Se vogliamo davvero bene a queste amiche dovremmo proteggerle, giusto? Non farle diventare il cestino della nostra immondizia.
Spieghiamo il concetto da uno spazio leggermente più tecnico. Ogni volta che rievochiamo nella mente e raccontiamo una situazione, una dinamica che non ci fa stare bene, che ci attiva, che ci mette pressione, il nostro intero sistema mente-corpo-emozioni la rivive come se stesse accadendo in quell'istante, in quanto non distingue tra realtà esterna e immaginazione interna. Nel corpo si attiverà la stessa biochimica del momento in cui succede la situazione che non ci piace. Questo è il motivo per il quale ogni volta che svuoti il tuo cestino emotivo, ti stai facendo del male — e le tue sensazioni ed emozioni te lo stanno indicando in tutti i modi.
Oltre a promuovere l'infiammazione in te, stai danneggiando anche il tuo interlocutore che inevitabilmente, grazie a tutte le funzioni autonome empatiche interne al suo sistema mente-corpo-emozioni, tenderà a vivere la tua stessa biochimica e quindi le tue stesse sensazioni ed emozioni basse.
In tutta questa dinamica crediamo che ascoltare la nostra amica sfogarsi, facendo il cestino dell'immondizia, sia altruista — ecco un'altra merdavigliosa cavolata che ci viene trasmessa a livello culturale collettivo. Il vero altruismo sta nello spiegare alla tua amica che si sta auto-generando del male a causa di questa abitudine. Questo non significa smettere di raccontarsi, ma costruire un'abitudine saggia che corrisponde a scegliere COME raccontare, in un modo che sia costruttivo e promuova senso e significato anche da una situazione spiacevole.
Prova a chiederti:
- Quali qualità sta allenando in me questa situazione? (e racconta la dinamica da questo punto di vista)
- Cosa posso fare per influenzarla positivamente? (e racconta la dinamica da questo punto di vista)
Come interlocutore in ascolto si possono fare le stesse domande, in modo da sostenere la tua amica nell'individuazione di come si sta migliorando nonostante le disavventure in corso.
Tutto il cambio di paradigma dipende dalla capacità di spostarsi da vittima a sovrano — ed ecco tornare il tema della responsabilità sviluppato in precedenza. Reagire in automatico dallo spazio inconsapevole di vittima o scegliere in che modo rispondere, posizionandosi interiormente nei panni del Sovrano di sé, è una grandissima abilità, una potentissima Respons-Abilità.
Pensare a tutto non è responsabilità. Sfogarti non è sfogo. Ma scegliere come rispondere — quello sì, è vera Respons-Abilità.